Dal 17 maggio 2022

Treviso, Museo Bailo

Studio ESSECI - IL GRANDE BAILO

IL GRANDE BAILO

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Comunicato Stampa

Il Grande Bailo
UN MUSEO CONTEMPORANEO
DALLE RADICI ANTICHE

Il Bailo raddoppia i suoi spazi e interpreta i nuovi tempi ed i nuovi pubblici.
Il primo, importate, intervento moderno di adeguamento della sede museale risale al 2015. Con il nuovo intervento, appena concluso, dai 1565 metri quadri del Bailo di allora, si è passati agli attuali 3030. Praticamente un raddoppio, con il recupero integrale degli ambienti del secondo chiostro. Da questo nuovo intervento, affidato a Studiomas architetti, è derivato il sensibile incremento della superficie riservata all’esposizione stabile del patrimonio museale: risultano triplicati gli spazi a disposizione per le esposizioni temporanee, raddoppiano quelli per i servizi di accoglienza per il pubblico, viene aumentata di un terzo la capienza dei depositi.
Dati quantitativi che giustificano, a pieno titolo, la definizione di “Grande Bailo”.
La concezione tradizionale, limitata alla ragionata esposizione cronologica, tematica, monografica, aveva la necessità di essere resa più accattivante con inserti che siano in grado di attrarre anche il pubblico più giovane”.
“Con il nuovo progetto, in primo luogo, si punta – afferma l’assessore alla cultura Lavinia Colonna Preti, a incrementare il numero delle opere esposte, facendo emergere almeno la parte più importante del ricchissimo patrimonio dei nostri depositi. Si passa da 350 opere esposte a quasi 1000, in una superficie che, a sua volta, raddoppia”.
Abbiamo ritenuto fondamentale proporre l’inserimento, nei nuovi percorsi museali, di apparati multimediali immersivi che siano in grado di coinvolgere il pubblico in modo fattivo e innovativo. Il multimediale rappresenta per il ‘Bailo’ una novità, ed è una necessità per un Istituto di arte moderna e contemporanea”.
La nuova e capiente sala conferenze è ospitata in quello che presumibilmente era il refettorio dell’antico convento, ed è accessibile anche da un ingresso dedicato.
Dove pregarono Gesuati, Gesuiti, Somaschi e Carmelitani Scalzi.,
Il Museo Bailo conserva ancora oggi luci e atmosfere dell’antico convento di origine medievale. Atmosfere e tracce delle antiche architetture sopravvivono anche nei due sobri chiostri su cui si affaccia l’antico volume della Chiesa degli Scalzi, ricostruita dopo
il 1866 per ospitare la Biblioteca Comunale.
Nel corso dell’ultimo restauro sono state rinvenute e messe in luce alcune delle tracce decorative originarie staccate e salvate dal Bailo e ricollocate in ambienti del chiostro nord.
ll complesso monumentale situato in Borgo Cavour era in origine un convento dei Gesuati di S. Girolamo, a cui risalirebbe la ricostruzione cinquecentesca post Cambrai di un precedente impianto trecentesco. Il complesso conventuale era dotato di una chiesa impreziosita dalla pala di Paris Bordon, Madonna e il Bambino, S. Girolamo e San Giovanni Battista (1550-1555 ca.) oggi al Santa Caterina.
Soppresso l’ordine nel 1668, il convento passò ai Gesuiti fino al 1678, e poi ai Padri Somaschi. Nel 1681 giunsero i Carmelitani Scalzi che, allontanati una prima volta nel 1810 e rientrati nel 1855, furono definitivamente sfrattati nel 1866.
Dal 1867 il Comune di Treviso, nuovo proprietario, ne stabilì la destinazione scolastica e culturale: vi trovarono collocazione il Liceo Ginnasio, l’Asilo Infantile, la Biblioteca Comunale e il Museo Civico inaugurato nel 1888.
Nel 1909-1913, su iniziativa di Luigi Bailo, si procedette ad un ampliamento in stile storicista sul lato est. Nel 2015, la rinascita, oggi la nuova vita.
La rinascita e il nuovo volto del Bailo hanno un punto di avvio: il 2015. In quell’anno è stato aperto al pubblico un primo, fondamentale, lotto del nuovo Bailo, a conclusione di un lungo e radicale intervento architettonico e strutturale, su progetto di Studiomas architetti e di Heinz Tesar. Quell’intervento ha coinvolto gli ambienti che si collocano attorno al primo chiostro e in essi ha trovato perfetta collocazione una delle gemme del Bailo: la collezione di opere di Arturo Martini.
Con il secondo intervento, appena concluso, il Bailo acquisisce spazi adeguati a proporre al pubblico la Galleria dell’Ottocento, con opere di Canova (cui la nuova Galleria è dedicata) , Zandomeneghi, Hayez, Appiani, Lipparini, Grigoletti, Moretti Larese, Bosa, Caffi e molti altri esponenti del romanticismo storico. Così come la Galleria del Novecento, con opere del nuovo secolo fino ai recenti anni ’70, a offrire al visitatore il contesto veneto e nazionale entro il quale si colloca, nella sua unicità, la sezione monografica riservata ad Arturo Martini.
La Galleria del Novecento comprende una serie di approfondimenti monografici riservati ad artisti come Nino Springolo, Gino Rossi, Giovanni Barbisan, Silvio Bottegal, Bepi Fabiano, Nando Coletti, Juti Ravenna, Gina Roma, e molti altri, e così completando l’arco temporale che dai primordi del “secolo breve” giunge sino all’Informale.
Il nuovo restauro arricchisce il Bailo di una serie di dotazioni fondamentali per un museo contemporaneo.
Un’estesa area del primo piano viene dedicata alle esposizioni temporanee, distribuita in un percorso autonomo ma facilmente integrabile nel percorso permanente, e attrezzata con un sistema di illuminazione e con impiantistica specifica.
Rilevante l’intervento sul prospetto sulla nuova via Caccianiga: questo ampliamento si caratterizza per il reimpiego di molti materiali originali di pregio recuperati dalle demolizioni di edifici pubblici e privati in città.
Il Museo ha assunto negli anni una vocazione moderna. Con le direzioni di Luigi Coletti, Luigi Menegazzi, Eugenio Manzato sono state aggiornate le modalità espositive e la scelta delle opere, puntando all’incremento e alla valorizzazione degli artisti trevigiani del ‘900, mentre nella sede di Santa Caterina trovava autonomo spazio la sezione archeologica e da ultimo medioevale e rinascimentale.
La lunga storia del Museo è testimonianza della forza di un’istituzione culturale vitale per Treviso attraverso un percorso tutt’altro che facile, tra lunghe assenze e miracolose rinascite.
Il dramma delle due Guerre lascerà gravi e profonde ferite strutturali, che non sopirono il sogno di preservare alla città la sua identità e il suo volto più bello.
Il 1952 segna l’anno di una prima rinascita con la riapertura degli spazi su progetto e allestimento di Forlati, Muraro e Coletti e il 1959 porta anche all’accorpamento della precedentemente autonoma Pinacoteca comunale.
Nuovi problemi emergeranno nel corso degli anni a seguire, fino alla chiusura per inagibilità nel 2003, evento dal quale prenderà il via il più importante progetto di ristrutturazione e riallestimento mai pensato per questi spazi. Nel 2015 l’inaugurazione del Bailo della prima ala rinnovata dedicata principalmente alla esclusiva collezione
civica delle duecento opere, in particolare giovanili, di Arturo Martini.
E, oggi, il “Grande Bailo”, luogo dell’arte a Treviso degli ultimi due secoli.

Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel. 049663499
Referente Simone Raddi: simone@studioesseci.net

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