Studio ESSECI - Presentato il volume “Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555)”

Presentato il volume “Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555)”

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CAROTO.
GIOVAN FRANCESCO CAROTO (1480 circa-1555)
Mostra a Verona, Palazzo della Gran Guardia dal 12 maggio al 2 ottobre 2022. Presentata ampia monografia sull’artista edita da Silvana Editoriale

Cartella Stampa ed immagini: www.studioesseci.net

Comunicato Stampa

A Verona, nei suggestivi e prestigiosi spazi alla Gran Guardia, dal 12 maggio al 2 ottobre 2022 sarà visibile al pubblico l’importante progetto espositivo, promosso dai Musei Civici scaligeri, dedicato al pittore veronese Giovan Francesco Caroto (1480 circa-1555).

In mostra, accanto a prestiti esterni provenienti da collezioni pubbliche e private italiane e straniere, opere delle collezioni del Museo di Castelvecchio, del Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle, del Museo Archeologico al Teatro Romano, del Museo di Storia Naturale.

L’ampia esposizione intende far conoscere le vicende di un grande protagonista dell’arte veronese del Cinquecento e le sfaccettature del panorama artistico e culturale del suo tempo, una stagione d’oro per la società cittadina e per lo sviluppo delle arti e della cultura archeologica e delle scienze naturali del territorio.
Il progetto scientifico si collega idealmente a due analoghe manifestazioni promosse dai Civici Musei d’Arte negli ultimi anni: Mantegna e le Arti a Verona 1450-1500 (2006-2007), e Paolo Veronese. L’illusione della realtà (luglio-ottobre 2014).

I Musei Civici di Verona, riuniti in un sistema museale integrato dal 2018, si propongono come centri vocati alla ricerca, testimoni e interpreti di temi della storia, della cultura e della società cittadina documentata dal ricchissimo patrimonio delle proprie collezioni civiche archeologiche, naturalistiche e artistiche.

Anche per questo, per stimolare ed accrescere l’aspettativa e l’interesse del pubblico sulla grande mostra sull’artista prevista nel 2022, è uscita, per Silvana Editoriale”, l’ampia monografia “Caroto. Giovan Francesco Caroto (1480 circa – 1555)” curata da Francesca Rossi, Gianni Peretti e Edoardo Rossetti.

A presentare ufficialmente il volume alla Gran Guardia il 2 novembre 2021, l’Assessore alla Cultura, Francesca Briani, il Direttore dei Musei Civici di Verona, Francesca Rossi, coautrice del volume, insieme a Maria Teresa Franco Fiorio, autrice, nel 1971, della prima monografia sull’artista che rappresenta tuttora un autorevole punto di riferimento per gli studi.

Comitato scientifico e curatela del volume e della mostra
Il progetto è sostenuto da una rete di rapporti interistituzionali e da un Comitato scientifico di esperti composto da Antonella Arzone (Curatore Collezioni Musei d’Arte e Monumenti, Gabinetto Numismatico – Museo di Castelvecchio, Verona), Margherita Bolla (Studio, didattica e ricerca in ambito archeologico e per allestimenti e valorizzazione musei, monumenti e aree archeologiche della Verona romana – Musei Civici di Verona), Maria Teresa Franco Fiorio (Storica dell’arte, Ente Raccolta Vinciana di Milano), Stefano L’Occaso (Direttore di Palazzo Ducale, Mantova), Paolo Plebani (Conservatore – Accademia Carrara, Bergamo), Gianni Peretti (Storico dell’arte), Edoardo Rossetti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Scuola Universitaria Professionale Svizzera Italiana – SUPSI, Lugano), Francesca Rossi (Direttrice dei Musei Civici di Verona), Alessandra Zamperini (Università di Verona).
A cura di: Gianni Peretti (Storico dell’arte), Edoardo Rossetti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; Scuola Universitaria Professionale Svizzera Italiana – SUPSI, Lugano), Francesca Rossi (Direttrice dei Musei Civici di Verona).

La figura di Giovan Francesco Caroto, artista viaggiatore
Nella prima metà del XVI secolo, Verona fu famosa per la presenza di artisti di grande qualità, soprattutto nel campo della pittura e della miniatura, pronti ad aggiornarsi sulle più recenti novità della cultura veneta o centro italiana: Girolamo Dai Libri, Francesco Morone, Paolo Morando detto il Cavazzola, Francesco Torbido detto il Moro, Nicola Giolfino, e molti altri. Anche nel campo dell’architettura si assiste a un rapido adeguamento linguistico sulle formule più moderne grazie a personalità come Gian Maria Falconetto e Michele Sanmicheli.
Tra tutte queste figure, Giovan Francesco Caroto si affermò con autorevolezza e con una ricca produzione pittorica. I suoi dipinti sono oggi presso i maggiori musei (p.es. Parigi, Musée du Louvre, Firenze, Gallerie degli Uffizi, Venezia, Gallerie dell’Accademia).
La sua opera più emblematica e popolare, il Ritratto di giovane con disegno del Museo di Castelvecchio, è nota come un’icona cittadina e rappresenterà l’immagine guida dell’esposizione.
Uomo intelligente, curioso e spiritoso, legato da rapporti di amicizia con importanti intellettuali cittadini come Girolamo Fracastoro e Giulio Della Torre, Caroto fu anche ‘speziale’, proprietario di una bottega in piazza delle Erbe e legato pertanto all’ambiente dei naturalisti dell’epoca.

Il profilo artistico di Caroto è tratteggiato da una densa e appassionata biografia di Giorgio Vasari che riferisce di una prima educazione nel campo delle lettere, di una formazione come pittore sotto gli insegnamenti di Liberale da Verona e Andrea Mantegna, e di una carriera itinerante di successi condotta tra Mantova, alla corte dei Gonzaga, Milano, al servizio di Antonio Maria Visconti, e Casale Monferrato, alla corte del marchese Bonifacio Paleologo.
In questo percorso, secondo Vasari l’artista studia e reinterpreta con grande talento la pittura a olio fiamminga e nordica specializzandosi nei generi del ritratto e della pittura di paesaggio.

“E così fu il primo che in Verona facesse bene i paesi; per che se ne vede in quella città di sua mano che sono bellissimi” (Vasari, Le Vite, 1568).

Nel periodo maturo, al rientro dalla corte di Casale Monferrato, dagli anni Trenta il pittore aderisce alla maniera di Raffaello e Michelangelo. Esercita con disinvoltura la pittura, la miniatura, il disegno naturalistico, la medaglistica, la statuaria. Nella pittura profana e soprattutto devozionale, pubblica e privata (pale d’altare, versioni della Madonna con il bambino con e senza paesaggio), dimostra una particolare eccellenza nella realizzazione di figure di dimensioni minute e si afferma come un punto di riferimento imprescindibile nella pittura di paesaggio per un’ampia generazione di artisti veronesi tra cui Domenico Brusasorci e Paolo Caliari detto il Veronese.

Il volume:
Nel prezioso volume, dopo i due corposi saggi introduttivi di Francesca Rossi e Edoardo Rossetti, Stefano L’Occaso illustra l’attività mantovana dell’artista, mentre ad indagare “un pittore in viaggio tra Milano e Casale Monferrato” sono Massimiliano Caldera e Edoardo Rossetti. La produzione medaglistica dell’artista e di Giulio Della Torre è compiutamente analizzata da Antonella Arzone, mentre Sergio Marinelli si sofferma sulla “Sofferta affermazione” del Caroto. Gianni Peretti illustra l’attività di ritrattista del Maestro ed i suoi dipinti per lo studiolo di Giulio Della Torre. Del fratello Giovanni Caroto si occupano Francesco Marcorin, che ne indaga la probabile attività di architetto, mentre Margherita Bolla si sofferma su Giovanni Caroto antiquario. Ricca l’Appendice, con interventi sugli “Itinerari. Giovan Francesco e Giovanni Caroto nelle chiese di Verona” (Alessandra Zamperni); “I Caroto e la cultura letteraria veronese” di Lorenzo Carpanè e “Intorno alla spezieria del Caroto. La storia naturale nel XVI secolo e il contributo dei veronesi” (Leonardo Latella). Completano l’articolata pubblicazione, un dettagliato Regesto dei documenti (Edoardo Rossetti), “I fratelli Caroto nelle Vite di Giorgio Vasari 1550 e 1568) dello stesso Rossetti, “Le fonti per la fortuna di Giovan Francesco e Giovanni Caroto” (Tania Fontana e Greta Gazzaniga), “La presenza di opere dei fratelli Caroto nelle collezioni storiche veronesi” (Gianni Peretti) e, infine, una aggiornata bibliografia. A completare un volume molto denso, fondamentale per la conoscenza dell’artista, arricchito da un ampio corredo iconografico e da una elegante veste grafica.

Sezioni della mostra:
I. Giovan Francesco Caroto, tra Verona e Mantova, all’ombra di Mantegna.
La prima sezione sarà dedicata al periodo giovanile di Caroto, dove opere degli esordi dell’artista saranno presentate a confronto con opere di Liberale da Verona, di Andrea Mantegna – tra cui la Pala Trivulzio del Castello Sforzesco di Milano, la Madonna delle cave delle Gallerie degli Uffizi e la Resurrezione dell’Accademia Carrara di Bergamo – e di altri artisti attivi nella città dei Gonzaga, dal giovane Correggio ai veronesi Domenico Morone e Francesco Bonsignori.
II. Giovan Francesco, tra Milano e Casale Monferrato.
La seconda sezione interesserà il periodo milanese e casalese, con il confronto tra dipinti di Caroto e di alcuni suoi colleghi attivi nella Milano di Leonardo – Bernardino Luini, Bartolomeo Suardi detto Bramantino, Giovanni Agostino da Lodi.
III. Giovanni Caroto pittore.
La sezione è dedicata alla produzione artistica di Giovanni Caroto, fratello minore di Giovan Francesco, ricordato da Vasari come disegnatore delle antichità di Verona, pubblicate nel trattato di Torello Saraina De origine et amplitudine vitatis Veronae (1540). Giovanni Caroto realizza anche ritratti, pale d’altare e pitture murali per le chiese veronesi, in particolare Santa Maria in Organo.
IV. Giovan Francesco e l’arte del ritratto.
Al genere del ritratto sarà dedicato un capitolo a sé stante, che punta a riunire le opere del pittore e a confrontarle con alcune prove di altri artisti del contesto.
V. Intorno al Fanciullo ridente con disegno.
Sezione strettamente collegata alla precedente, mira a esplorare le relazioni iconografiche del celebre Ritratto di fanciullo con disegno del Museo di Castelvecchio, dalle fonti figurative antiche in esempi della statuaria romana, della produzione scultorea rinascimentale e di opere pittoriche e grafiche sul tema del riso e della rappresentazione del tema infantile.
VI. Verona, gli anni della maturità.
Un percorso attraverso le opere della maturità dell’artista, nei generi da lui praticati, la pittura religiosa, quella profana, la pittura “a figure piccole”, per la quale era particolarmente apprezzato dai contemporanei. Il pittore, particolarmente stimato dal potente vescovo Gian Matteo Giberti, fu attivo con numerosi incarichi ecclesiastici e toccò un apice del successo con la realizzazione, nel 1535, della pala per l’altare maggiore della chiesa di San Giorgio in Braida raffigurante San Giorgio e la principessa, ora nella chiesa parrocchiale di Marega di Bevilacqua. In questa fase l’artista era con ogni probabilità coadiuvato dalla bottega e dal fratello Giovanni, anch’egli valente pittore, noto per essere stato tra i primi maestri di Paolo Veronese.
VII. La bottega dello speziale e il museo Calzolari
Nella seconda metà del XVI secolo nelle scienze naturali si assiste all’abbandono dell’approccio medioevale tipicamente allegorico di bestiari, erbari e scritti morali e alla nascita di un sistematico metodo di osservazione e classificazione. A Verona fioriscono le spezierie, soprattutto in piazza delle Erbe, ove figurava anche la spezieria al Carro, di proprietà di Giovan Francesco Caroto e del figlio Bernardino. Intorno a queste botteghe si crea un importante movimento culturale animato da medici, naturalisti e collezionisti. Tra questi Francesco Calzolari, naturalista e speziale, studioso e appassionato delle cose naturali che colleziona e raccoglie nel suo personale museo: ritratti d’insignì medici e scienziati contemporanei, vasi e alambicchi, spezie, piante, minerali, curiosità di ogni genere.
Grazie alle moderne tecnologie sarà possibile ricreare gli ambienti della spezieria e del museo Calzolari, noto tra i più antichi musei naturalistici del mondo.
VIII. I Caroto e la famiglia Della Torre.
Ampiamente documentati sono i contatti tra la famiglia Della Torre e la famiglia Caroto. Il pittore realizza infatti opere che furono esposte nello studiolo di Giulio Della Torre, suo mentore, amico, scultore e collezionista. La sezione è dedicata alla ricostruzione ideale e digitale dello studiolo: oltre alle tele di Caroto, verranno esposte un bronzetto e le medaglie fuse dal gentiluomo, reperti archeologici (statue, busti) e naturalistici (soprattutto fossili), a rievocare il fenomeno della nascita delle wunderkammer, le “camere delle meraviglie”, che a Verona affonda radici esemplari in collezioni composite come quella di Della Torre e nel museo cinquecentesco di Francesco Calzolari.
IX. Giovanni Caroto testimone di antichità.
La Verona romana rivive attraverso gli occhi di Giovanni Caroto nei rilievi dei monumenti antichi tratti da un suo manoscritto appartenente alla Biblioteca Civica di Verona. I fogli saranno presentati accanto all’edizione a stampa delle Antiquità di Verona (1560) e a reperti del Museo Archeologico al Teatro Romano che testimoniano l’interesse per il collezionismo e lo studio dell’antico nella Verona del Cinquecento. Grazie a ricostruzioni virtuali il pubblico potrà immedesimarsi nello sguardo di un contemporaneo del XVI secolo rivolto alle memorie del passato.

L’articolazione complessiva della mostra, composta da oltre cento opere, darà vita a un affascinante percorso organico tra oggetti di svariate tipologie, dalla pittura, alla scultura, alla numismatica, all’archeologia e alle scienze naturali.

L’iniziativa è sostenuta da un’ampia rete di collaborazioni, in particolare con la Diocesi di Verona, l’Università di Verona e la competente Soprintendenza, e prevede di offrire alla comunità un itinerario cittadino artistico e culturale per il pubblico nelle chiese cittadine per le quali Caroto ha operato e in altre sedi museali che custodiscono opere del pittore come il Museo degli Affreschi G.B. Cavalcaselle alla Tomba di Giulietta e il Museo Archeologico al Teatro Romano.

La mostra è organizzata grazie alla partecipazione di importanti istituzioni museali nazionali e internazionali e collezionisti privati che hanno concesso la loro disponibilità al prestito, tra cui si segnalano la Fondazione Accademia Carrara di Bergamo, il Palazzo di San Sebastiano e il Palazzo Ducale di Mantova, le Gallerie degli Uffizi di Firenze, la Galleria Estense di Modena, il Castello Sforzesco di Milano, il Musée du Louvre di Parigi, il Museo Brukenthal di Sibiu, il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Partner scientifico della mostra: Palazzo Ducale di Mantova.